Messico · 14-28 aprile · 15 giorni · circa 2.600 € a testa, quota matrimonio esclusa
Questo non è stato un viaggio lineare. Siamo partiti da Città del Messico, abbiamo attraversato Oaxaca e Tabasco, raggiunto lo Yucatán e chiuso il viaggio nei Caraibi, tra Holbox e Isla Mujeres. Insomma, quasi metà Messico!!
In mezzo ci sono stati un matrimonio, bus notturni, un cambio di programma deciso davanti a un ceviche e un imprevisto medico arrivato esattamente alla vigilia dei nostri giorni di mare. In altre parole: un itinerario decisamente nostro. Ritmi serrati, ma non troppo. Se potete concedervi 3 settimane le consigliamo tutte per un viaggio di questo tipo!!
Giorni raccontati
15
Spesa a testa
~2.600 €
Mezzi
Volo + bus + traghetto
14-16 aprile
Città del Messico e Teotihuacan
Il viaggio comincia a Città del Messico. I primi giorni li dedichiamo alla capitale, usando la città come base anche per una giornata a Teotihuacan. È un inizio perfetto per entrare gradualmente nel viaggio: metropoli, storia, street life e poi, appena fuori città, uno dei siti archeologici più iconici del Paese.
Arriviamo la notte del 14, stanchi ma affamati. Cosi affamati da lasciare i bagagli in ostello e andare subito in missione tacos. Per il pernottamento abbiamo scelto un ostello “hotel Frida Costa Azul”, tra Doctores e Centro, zona comodissima per raggiungere i principali punti di interesse. Non dico che ci siamo sfondati, ma abbiamo molto apprezzato questa prima immersion culinaria – tacos di pastor e suadero, i grandi classici.
Uno dei presupposti del viaggio era la ricerca di un’esperienza il più locale possibile. Il giorno dopo non poteva iniziare meglio: troviamo una piccola cucina locale dove fare colazione, gestita da robuste donnone messicane, super simpatiche e accoglienti. Rebi si prende una bella porzione di huevos rancheros, con frijoles (salsina di fagioli tipica) e Fra i chilaquiles – non esattamente il tipo di colazione a cui siamo abituati, tanto chili di prima mattina non è consigliato per pance europee.
Carichi di energie, ci addentriamo nello Zocalo di Città del Messico. Incontriamo i nostri amici, che sarebbero venuti con noi al matrimonio, e facciamo insieme un free walking tour, per scoprire storia e punti di interesse della città. Consigliamo caldamente questi tour, perchè Città del Messico è veramente ricca di curiosità, storia ed heritage culturali diversi. Noi siamo rimasti estremamente contenti. Tra le varie attrazioni della città consigliamo: la zona archeologica azteca, la cattedral metropolitana, il Palacios de Bellas Artes, il Museo Vivo del muralismo, le mille piazzette (santo domingo, plaza garibaldi – occhio ai mariachi!), e il museo palacio postal. Suggeriamo de vez in cuando qualche pausetta tacos o birretta per mantenersi in forze e in spirito.
Noi non l’abbiamo fatto (Fra l’aveva già vista nel suo viaggio precedente), ma suggeriamo assolutamente di visitare anche il museo di antropologia, è impressionante e veramente vasto – mettete in conto una mezza giornata se avete tempo.
La sera invece la dedichiamo a Condesia e Roma Sur, dove incontriamo un amico di Fra, conosciuto in un viaggio precedente – quartieri molto ben tenuti, residenziali ma con una vita notturna molto attiva. La vibe pero’ è deicisamente differente: tanti turisti, stranieri, ristoranti internazionali e prezzi molto poco messicani. Ma oh, è dove i messicani spesso escono la sera. Abbiamo apprezzato, ma forse non così tanto.
Giornata dedicata all’archeologia – si va a Teotihuacan! Sconsigliamo i tour guidati da Città del Messico, il ricarico sul prezzo è considerevole. Noi siamo per il “fai da te” e ci rechiamo quindi alla “Central de Autobuses del Norte”, circa 30 minuti con i mezzi. Gli uber sono molto economici e possono essere una buona alternativa, noi preferiamo muoverci da autoctoni – metro e bus.
La biglietteria dell’agenzia dedicata “autobuses Teotihuacan”, è in fondo a sinistra entrando nella stazione, non potete mancarla. 81 pesos a testa per tratta, 1h 20 di tragitto e via! Vi ritroverete al Gate 2 dell’ingresso al sito archeologico, dove potrete prendere i biglietti – 210 pesos ciascuno. (se volete anche la guida, ma vi conviene trattare – noi non l’abbiamo presa e ci siamo documentati prima).
Dopo pochi minuti a piedi, vi si aprirà davanti la piramide del sol: impressionante, la stazza e magnificenza – da pelle d’oca. Partite da li per fare tutto il giro del sito, e mi raccomando: acquetta e berretto, perché il sole batte forte! Noi abbiamo pranzato al sacco, in un’area pic nic ombreggiata, con alcune tortillas avocado, pomodoro e mango – presi al mercato prima di partire. Nda – approfittate di questa frutta e verdura, è buonissima, non si trova in italia!
Se volete fare gli spendaccioni invece, provate la Cueva Teotihuacan, a una 20ina di minuti a piedi dal sito. Come dice il nome è un ristorante situato in una grotta, molto scenico (e fresco) – anche se un pochettino turistico.
Nel tardo pomeriggio rientriamo a Città del Messico e ribecchiamo il team bride internazionale del matrimonio per un rapido drink con cena annessa. Siamo sempre in Roma Sur.
Perché funziona
Iniziare da Città del Messico ti fa entrare nel viaggio gradualmente, senza saltare subito da un aereo a una spiaggia.
17 aprile
Hacienda Cocoyoc
Il 17 aprile il viaggio cambia ritmo per un motivo molto speciale: wedding day. Ci spostiamo verso Hacienda Cocoyoc (Oaxtepec), con l’idea di utilizzare i bus ADO per il trasferimento. È una tappa fuori dal classico itinerario turistico, ma proprio per questo fa parte del nostro Messico reale: non un percorso costruito solo intorno alle “must see”, ma un viaggio nato anche intorno alle persone e agli eventi che ci hanno portati lì.
Si tratta di una cittadina ad un paio di ore da MXC, dove non c’è tendenzialmente niente, se non un parco divertimenti acquatico e alcune location da matrimoni – una sorta di La Mecca per sposi e compagnia.
Inutile dirlo il matrimonio è stato super divertente, cerimonia intima e carina, mariachi, tequile e palomas a pioggia e tanti balli. Elemento sorpresa: Rebi ha preso il bouquet della sposa, Fra non ci poteva credere ahahah.
I dintorni erano cosi sicuri (verificati con il tassista che ci ha portato alla location e il proprietario del bnb) da consentirci di tornare a casa a piedi e mooolto felici.
Come ci siamo mossi
Bus ADO per il trasferimento, senza auto.
18-20 aprile
Oaxaca
Il risveglio del 18 Aprile non è stato il più facile – la tequila messicana si sente solo il giorno dopo, ma la fame che ci ritroviamo ci fa attivare rapidamente. Dobbiamo rientrare a Città del Messico per volare a Oaxaca.
Prima pero’ ci dilettiamo con una buonissima colazione al mercato consigliato dal proprietario del BnB. E’ pieno di bancarelle di cibo, ognuna specializzata in qualche pietanza locale, la cecina (tipica carne di manzo della regione di Oaxtepec tagliata sottilissima) va per la maggiore. Non facciamo neanche in tempo a dare un’occhiata che veniamo assediati dai cuochi. Tutti volevamo che ci fermassimo alla loro bancarella, e ci fanno assaggiare un sacco di cose. Quasi come non avessero mai visto un turista.
Alla fine ci fermiamo in uno dei posti più pieni, dove servivano abbondanti porzioni di piatti golosissimi. Ci dilettiamo con diversi assaggi di quesadillas (zucchine, fiori di zucca), condite con un buonissimo “queso casero” e un paio di grandi tortillas nere con la cecina, il tutto condito dal dolce succo alla Jamaica – altra cosa imperdibile in Messico! L’hangover è ormai un lontano ricordo.
Il tocco locale aggiuntivo è stato dato da “combi”, dei piccoli furgoncini, collectivos, che fanno da servizio autobus. Reb era estasiata da questo modo di spostarsi. Ne prendiamo un ultimo per ritornare alla stazione ADO e andare in aeroporto a Felipe Angeles (l’aeroporto inculato di MXC) – direzione Oaxaca.
Qui rallentiamo un po’. Ci prendiamo il nostro tempo per visitare la città, ovviamente con un free walking tour. Oaxaca è una città incredibile, allegra e colorata – c’è sempre una festa o della musica da qualche parte nel centro: è una delle tappe che ricordiamo con più piacere.
E’ un crocevia di culture, popolazioni lingue ed etnie diverse – le guide dei free walking tour sono molto preparate e le suggeriamo per cogliere anche questi dettagli durante la scoperta della città, che altrimenti rischia di passare in secondo piano
Si coglie subito la vibe non appena si mette piede nello Zocalo e nel suo parco – ti senti coinvolto, felice, parte di quell’atmosfera festosa e rilassata.
Tra i punti di interesse che suggeriamo: Templo de Santo Domingo (per visitare i giardini botanici, occhio agli orari di visita – molto ristretti), il Museo de las culturas, Casa Juarez (icona Oaxaqueña) e il barrio de Xochimilco, tra bellissimi e coloratissimi murales e le caratteristiche arcate del vecchio acquedotto, oggi diventate abitazioni.
Imperdibili anche i mercati: Benito Juarez, de la Merced e 2à de Noviembre – potrete sbizzarrirvi tra specialità culinarie locali, Mezcal, e oggetti d’artigianato – l’imbarazzo della scelta se siete alla ricerca di souvenir da portare a casa.
Una piccola parentesi va spesa anche sulla cultura culinaria. La cucina di Oaxaca è famosa in tutta il mondo per la sua varietà e accostamento di sapori. Noi abbiamo provato tutto il provabile nei pochi giorni a disposizione: il formaggio tipico, i Chapulines, la Tlayudas (buonissima) i tamales (semplici ma ottimi anche come pranzo al sacco), il cioccolato e i mole (la cosa più particolare) e il pozole (piatto tipico della tradizione azteca). Trovate tutto al mercato, ma potete anche gironzolare per la città alla ricerca di qualche posticino specializzato.
Nota a sopresa: nel caso vi mancassero le colazioni più europee, noi abbiamo trovato anche delle caffetterie con dei buonissimi dolci e cornetti!
Stessa cosa per il Mezcal – vale assolutamente la pena provare una degustazione ma occhio al budget! Noi abbiamo scroccato assaggini al mercato – se siete sgamati e simpatici riuscite a farla gratis (o al prezzo di una bottiglietta da riportare a casa)
Nei dintorni di Oaxaca ci sono diverse attività da fare: Monte Alban per gli appassionati di archeologia Maya, Hierve el Agua per i nature love ma anche tanti tour o visite a distillerie o piantagioni di agave. Noi abbiamo optato per la seconda.
Ci sono diversi tour organizzati che vi consentono di fare tutto anche in una sola giornata. Ma come avrete capito la nostra filosofia di viaggio è diversa – esperienze autentiche, trasporti locali e budget contenuti – che ovviamente comporta alcune scelte e rinunce. Decidiamo così che avremmo dedicato la giornata a visitare Hierve el Agua.
Partiamo presto perché i colectivos non conoscono orari e dobbiamo riuscire a minimizzare i tempi di attesa, tra i cambi di trasporti. Alle 8 di mattina siamo già al Estadio Eduardo Vasconcelos, punto di partenza dei colectivos (chiedete indicazioni, i locals sono super gentili). Neanche il tempo di arrivare che già ci ritroviamo sull’autobus, che ci porterà a Mitla, il nostro stop. Il costo di questa prima tratta sarà di circa 2 euro a persona per una durata di circa 1h.
Arrivati a Mitla, troviamo subito la piccola stazione dei collectivos (dei pick-up 4X4 rossi) per Hierve el Agua, lungo la strada principale. Lì purtroppo inizia una lunga attesa, che inizialmente inganniamo mangiucchiando un mango. Troviamo anche un piccolo ristorantino sulla strada dove chiediamo del sale per il nostro pranzo al sacco (tortillas con pomodoro e avocado).
I collectivos non hanno orari e partono solo quando sono pieni, ma dato il periodo di bassa stagione, dopo un’ora di attesa eravamo ancora due. Stiamo valutando di attuare il piano B – visitare l’area archeologica di Mitla – dopo aver provato a negoziare con il conducente, che sotto i 600 pesos non vuole saperne di partire, quando arrivano altri 2 ragazzi: una francese e un americano.
Anche loro sono diretti a Hierve el Agua, e li convinciamo a venire con noi. La negoziazione finale con il conducente ci porta a 100 pesos a testa (5 euro) che ci sembra ragionevolissimo.
In un’altra oretta di strada sterrata – passata a chiacchierare con i ragazzi – arriviamo al parcheggio. Da li, ci aspetta una discesa di 5 minuti per arrivare sul posto. Una spianata di pietra con delle bellissime pozzette di acqua. Noi purtroppo siamo andati nel pieno della stagione secca e alcune pozzette erano un po’ striminzite – ma cogliamo subito la bellezza potenziale che il posto ha normalmente, nelle altre stagioni.
Facciamo due passi ai punti panoramici, dai quali si vede la famosa “cascata pietrificata” e capiamo il perchè del nome. Mentre Reb torna alle pozzette per trovare quella più adatta ad un bagnetto ristoratore (faceva decisamente caldo), Fra continua il giro sul sentiero che scende fino alla base della cascata – costa un po’ di fatica ma ne vale davvero la pena. Non solo per la vista della cascata da sotto (ce ne sono più di una) ma anche per gli avvistamenti di diversi lucertoloni colorati e avvoltoi. Ci ricongiungiamo poi per il bagnetto e il pranzo.
Il tempo passa ed è ora di approcciare il rientro. Ovviamente non ci sono collectivos, non c’era tanta gente nel sito, ma in compenso riusciamo a scroccare un passaggio da turisti messicani (della Baja California) che ci riportano fino a Oaxaca. Provvidenziale! Avevamo infatti una prenotazione per uno dei ristoranti Michelin della città, “Los Danzantes” alle 18, prima del bus notturno che ci avrebbe portato a Villahermosa. Che ti fai scappare una cena stellata a 65 euro a persona?!
Dopo la giornata intensa ce la siamo veramente goduta – una sezione di piatti fondata sui gusti messicani, leggermente rivisitata dai tipici piatti – esperienza culinaria fantastica. Abbiamo mangiato: tapas con polpo e maiale, tripudio di tonno in varie preparazioni, terrina di picanha, polpo e un tortino al cioccolato locale. Il tutto accompagnato da 2 ottimi cocktail, a base di Mezcal ovviamente!
Sazi e con le papille gustative estasiate ci rechiamo alla stazione ADO per ripartire. Ci aspettano 11 ore di bus. Gli spazi sono larghi e confortevoli, abbiamo dormito il più del tempo, senza sentire troppo i tempi.
Our tip
Valutate seriamente i bus notturni, soprattutto se siete stretti con i tempi, perchè oltre a risparmiare la notte vi fa guadagnare una giornata intera di attività e scoperte!
21-22 aprile
Villahermosa
Villahermosa era volutamente la parte meno definita del viaggio. Avevamo lasciato una giornata libera per decidere sul posto tra Ruta Cacao, natura e dintorni o se anticipare il nostro arrivo sul Caribe.
Arriviamo alle 8 del mattino dopo un viaggio lungo ma tranquillo dove siamo anche riusciti a dormire decentemente. Facciamo colazione in una piccola caffetteria dove ci chiedono “ma cosa ci fate qui?” – Villahermosa, capitale del Tabasco è uno dei posti meno turistici del sud del Messico.
Nel frattempo cambiamo anche il nostro alloggio per la sera – Booking non diceva niente – ma cercando su Google maps, abbiamo casualmente trovato che c’erano stati episodi ricorrenti di pulci da letto.
Trovato un albergo diverso, lasciamo i bagagli e ci lanciamo alla scoperta di questa città – prima in centro, poi lungo la laguna in compagnia di tantissimi Coatis- animali simili a grossi lemuri o procioni – e qualche alligatore e infine nello zoo/parco archeologico della città (che quel giorno era pure gratuito).
Abbiamo subito notato che il turismo non era ancora arrivato in quella zona, e apprezzato le vibes di città autentica, leggermente trascurata che era proprio quello che cercavamo di diverso durante il viaggio.
Nota di merito a cheviche che fanno a Villahermosa, deliziosiiiiii.
La sera decidiamo che una notte per noi era sufficiente e dunque abbiamo prenotato lo spostamento per il giorno successivo per Mérida, aggiungendo una notte all’alloggio già prenotato. È esattamente il tipo di flessibilità che cerchiamo di lasciare nei nostri itinerari.
Naturalisticamente il Tabasco offre molto. Da Villahermosa ci sono diverse gite che si possono organizzare in giornata, fino a Palenque (famoso sito Maya), trekking nella giungla (noi abbiamo trovato poche informazioni a riguardo e non ci siamo arrischiati nell’esplorare da soli, e diversi vulcani e cascate). Noi avevamo adocchiato la cascada de Villa Luz.
Arrivare è abbastanza semplice anche in collectivos – la destinazione di riferimento è Tapijulapa. Se siete fortunati potreste trovare addirittura un diretto nei periodi di alta stagione. Altrimenti, come nel nostro caso cambio a Tacotalpa.
Dopo circa due ore abbondanti tra i cambi di collectivos e una passeggiata nella foresta pluviale, arriviamo a destinazione.
La passeggiata nella giungla è poco segnata, ma abbastanza intuitiva. A noi ci ha dato suggerimenti un ragazzo che lavorava lì nel parco (anche se all’inizio, da come ci aspettava lungo il sentiero, sembrava quasi avesse cattive intenzioni). Altrimenti di fronte alla fermata del bus, troverete una discesa fino al fiume che vi porterà ad un pontile, dove delle barche vi porteranno direttamente a destinazione. La passeggiata però è molto carina e il ponte tibetano sospeso da attraversare è molto suggestivo.
Le cascate e le piscine naturali si trovano all’interno di un parco protetto. Siamo soli a parte un paio di famiglie messicane che si affrescano nell’acqua. La bellezza di questo posto è la natura, dai piccoli torrenti – ma sufficientemente profondi per tuffarsi, si passa alle cascate che poco a poco hanno scavato delle piscine per poi proseguire a più livelli e infine defluire nel fiume principale.
Ci siamo fatti dei bei bagnetti refrigeranti (era molto caldo e umido) e poi abbiamo pranzato (ovviamente al sacco con tamales, pane, l’immancabile oramai avocado, pomodoro, tortillas, frutta e verdura) facendo amicizia con una delle famiglie che ci ha reso partecipe del loro banchetto!
Sulla via del rientro (siamo tornati con la barchetta questa volta) stop a Tapijulapa per una rapida visita: è un Pueblo Magico molto carino, nel mezzo della giungla che vale la pena visitare.
Ripresi dal caldo decidiamo di rientrare a Villahermosa per prendere l’ultimo pullman notturno in direzione Merida, chiaramente dopo una bella scorpacciata di ceviche con gamberi. Fra ovviamente se li è scofanati in men che non si dica, finendo pure il piatto di Reb – che per fortuna non era troppo affamata – guai altrimenti rubarle il cibo!
Perché lo rifaremmo
Lasciare un punto dell’itinerario volutamente flessibile ti permette di restare dove stai bene e andare avanti quando una tappa non convince.
23-24 aprile
Mérida e Chichén Itzá
Viaggio a parte (anche questo della durata di circa 9 ore) a Mérida torniamo a un ritmo più classico: 2 giorni per visitare la città e Chichén Itzá.
Il primo giorno, un po’ stanchini dal viaggio questo giro, bisogna ammetterlo, girovaghiamo per la città. Dopo aver depositato i bagagli in hotel (molto carino con la piscinetta interna), come ormai consuetudine ci uniamo a un free walking tour, per scoprire i principali monumenti e base facts sulla città.
Fun fact – stavamo aspettando in reception quando ci siamo trovati davanti, il fratello di un amico di Fra da Trento – cose da non credere! Ci ha fatto ovviamente piacere e rendere conto di quanto è strano e piccolo il mondo!
Il ritmo è rilassato e ci muoviamo senza fretta. Ricorderemo però questa giornata oltre che per l’atmosfera di Merida (decisamente più turistica di Villahermosa, ma in modo piacevole) anche per la cena al Mercado de Santa Lucia – dove Reb si delizia con una torta (sono i panini messicani) e Fra come al solito fa il porcellino con la sua agua de jamaica e papadzules. Chiudiamo con una classica Marquesitas (crepe croccante), al cioccolato ovviamente.
Arriva uno dei giorni più attesi – dedicato ad una Meraviglia del mondo e ai Cenotes!!
Per questa escursione noleggiamo una macchina per un solo giorno, spendendo circa €30 in totale. Abbiamo optato questa opzione per riuscire a fare in autonomia diversi Cenotes e Chichén Itzá – secondo le nostre tempistiche – non saremmo mai riusciti altrimenti, guardando anche ai potenziali giri organizzati (che pero’ costavano circa 80 euro a persona) – scelta abbastanza facile.
Ovviamente gli imprevisti sono dietro l’angolo – e il nostro programma, sulla carta perfetto, subisce un grosso contraccolpo.
Alla cascata de Luz di Villahermosa, eravamo stati punti da alcuni moscerini, niente di cui preoccuparsi chiaramente – sfiga vuole però che fossero sufficienti a Reb per una brutta reazione allergica.
Ce ne siamo accorti la mattina – le punture si erano veramente gonfiate e arrossate (vi risparmiamo i dettagli). Siamo quindi dovuti passare prima in farmacia e poi in ospedale per fare un controllo medico. Il caso: abbiamo ritirato la macchina proprio nel quartiere delle cliniche di Mérida!
Troviamo un dottore che visita Reb in tempi abbastanza rapidi – bad news per Reb! Antibiotici prescritti e soprattutto niente sole o acqua a cui esporre le punture – proprio all’inizio della parte di viaggio caraibica.
Non ci scoraggiamo e partiamo alla volta dei cenotes!
Ce ne sono centinaia, e la scelta è veramente ampissima, dai più famosi e rinomati (e anche frequentati) da quelli piccoli e privati, tutti da scoprire. Avete già capito le opzioni che scegliamo.
Ci dirigiamo quindi alla ricerca del cenote di Agua Azul, in prossimità di Homun! Anche lì, l’abbondanza di scelta – con diverse “guide” che lungo la strada vi cercheranno di vendere i tour. Evitiamo.
Non è facile la ricerca del cenote, ci imbattiamo in un paio di questi molto rustici prima di trovarli (troverete una sola indicazione e poi strada sterrata da fare a piedi o in quad), ma non vogliamo fermarci, sono bruttini e poco curati/mantenuti.
Dopo una mezz’oretta di ricerca arriviamo ed è un luogo veramente magico – un’acqua blu cristallina, rocce da cui tuffarsi e praticamente nessuno (se non 2 persone oltre a noi). Fra se la gode alla grande, Tarzan dalle liane e poi in acqua, tuffi e immersioni in apnea – Reb purtroppo è rimasta a guardare e a fargli un set fotografico.
Dopo una felice tappa rinfrescante e corroborante (per Fra almeno) torniamo alla macchina e ripartiamo alla volta di Chichén Itzá.
Parcheggiamo al parcheggio “non ufficiale” lungo la strada – 5 pesos bastano ai ragazzini per farvi parcheggiare.
Riusciamo pure a negoziare all’ingresso con le guide per avere un prezzo di estremo favore: 400 pesos in totale – oltre a noi, una simpatica famiglia di indiani che vive a Londra. Considerate che era già pomeriggio, quindi il flusso di gente si stava riducendo – forse per questo siamo riusciti a spuntare un prezzo cosi favorevole.
Come vi suggeriranno tutti i blog, è fondamentale visitare Chichén Itzá al mattino presto per evitare il sovraffollamento e il sole – noi invece abbiamo puntato (per chiare ragioni) sul pomeriggio. Scelta top!! Poca gente, colori del tramonto, non troppo caldo.
Inutile dire che la visita ce la siamo goduta di brutto – immersi nelle vibes degli antichi Maya – con la magica visione, quasi al tramonto, di Quetzalcoatl che scende dalla piramide (leggete della leggenda).
La sera ormai con il buio rientriamo a Mérida e lasciamo la macchina.
Per cena, guacamole con nachos, Salbutes e una sopa de lima (pollo e lime) che ancora Reb si sogna la notte!
Our tip
I cenotes sono spesso privati e richiedono una tassa di accesso per entrare (serve anche a mantenere il posto e far guadagnare i proprietari del terreno) – chiedete in anticipo quanto e provate a negoziare, di solito riuscite ad abbassare il costo!
25-26 aprile
Holbox
Il 25 aprile parte presto – direzione Mar del Caribe!!. Con due bus e cambio obbligatorio a Cancún riusciamo ad arrivare Chiquila per pranzo e a Holbox nel primo pomeriggio. Le partenze dei battelli sono molto scandite, circa uno ogni mezz’ora. Pranziamo nell’attesa di prendere il traghetto, con una rapida torta in uno dei ristorantini lungo la strada principale di Chiquila – l’unico a prezzi onesti.
Qui il programma è semplicissimo: relax, mare e tramonti pazzeschi.
Arriviamo nel primo pomeriggio per lasciare le cose in ostello, molto rustico ma c’è quel che serve, compresa l’aria condizionata. Rapido momento chill e usciamo nuovamente per esplorare il centro.
E’ tutto così rilassato, le strade sepolte dalla sabbia, solo qualche bici e golf car che interrompono la quiete. Cerchiamo anche qualche info per potenziali attività e ne troviamo qualcuna.
Holbox è famosa per il fenomeno della bluminescenza (plancton che brillano nell’acqua) e il passaggio degli squali balena, ma noi purtroppo siamo fuori stagione per entrambi – ma sull’isola è presente una laguna con le mangrovie e l’attività con il kayak è un must-do se vi piace un minimo di avventura.
Ci avventuriamo in una lunga passeggiata per Playa Cocos, dove il piano era di fare un aperitivo con qualche birretta, bagnetto (solo Fra, viste le condizioni di Reb) e godersi un magnifico tramonto caraibico.
Rientriamo con il buio, ma l’isola è veramente super sicura, e partiamo in missione cibo – forse una delle nostre preferite ahah. Obiettivo – budget minimo, cibo local e massima goduria. Troviamo una piazzetta in centro con diversi banchetti con ogni tipo di offerta culinaria: dalla carne alla griglia, ai tacos, alle Marquesitas e perfino alla pizza. Ovviamente ci fermiamo. Abbiamo optato per offerta local – tacos e torta ed è tutto veramente buono, nonché abbastanza economico per gli standard dell’isola.
Ultimo giretto serale e andiamo a nanna, cotti.
Ovviamente Fra si era iscritto per il giro in kayak alle Mangrovie – costo di 40 euro a persona per una mezza giornata scarsa. Così mentre si alzava alle 6 di mattina per farsi recuperare, Reb se la dormiva serenamente. Il giro in kayak è stato incredibile, con la guida che spiegava tutti i segreti della flora e fauna locali. Abbiamo avvistato flamencos, uccelli di mille razze e ovviamente diversi coccodrilli, tutto in kayak, risalendo il rio Kuka, nel pieno della riserva naturale – suggeritissimo e molto suggestivo!!!
Con Reb ci incontriamo verso le 11, appena terminato il suo brunch, per andare in direzione spiaggia.
Dopo una bella camminata lungo la spiaggia, troviamo un posto abbastanza ombreggiato dagli alberi, dove decidiamo di fare base per pranzo e il pomeriggio (ci siamo abbuffati di ananas, in compagnia di grosse iguane che ci scrutavano dagli alberi attendendo le bucce del frutto). Il pomeriggio trascorre tra relax, bagnetti (sempre solo per Fra)!
La sera ritorniamo a playa punta cocos per altre birrette con tramonto per poi rientrare in centro e ovviamente tornare a mangiare nella stessa piazzetta della sera prima – questa volta un golosissimo burger con patatine.
Fun fact – non fate come Fra, se siete tabagisti portatevi cartine in abbondanza! Fra ha girato il centro in lungo e in largo per rifornirsi senza successo!
Traghetti
Circa 33 € a testa andata e ritorno per Holbox.
27-28 aprile
Isla Mujeres → Cancún
All’alba del 27 aprile riprendiamo i nostri zaini in spalle e torniamo verso Cancún alla volta di Isla Mujeres. È l’ultima tappa del nostro viaggio. I colori con i quali abbiamo lasciato Holbox, con le prime luci dell’alba, rimarranno sempre impressi nei nostri occhi!
Dopo il battello, il pullman, il taxi e un altro battello arriviamo a Isla Mujeres verso mezzogiorno. Facciamo un rapido giretto di ambientazione per la marina, per raccogliere info sui giri di snorkeling e sub possibili – ci facciamo dare qualche contatto di fiducia e raccogliamo alcuni prezzi – spuntiamo 40 euro a testa, per uscita di snorkeling con pranzo incluso (super competitivo).
Ci dirigiamo poi verso la parte centrale/sud dell’isola, in zona appartamento, per trovare qualcosa da mangiare mentre aspettiamo di poter fare il check in. Ci sono dei bus pubblici che collegano il nord e il sud dell’isola, e ricorrere ai taxi è superfluo oltre che costoso, ma occhio! Alcuni bus sono riservati solo ai lavoratori locali!
Scesi dal bus – arriva il momento tragico! La maggior parte dei posti in zona (poco turistica rispetto alla marina) sono chiusi, in più fa caldissimo. Ma alla fine la nostra tenacia viene premiata – troviamo Casa Chevice, su una bellissima terrazza, puntellata di ventilatori – Reb si schianta subito davanti al più grande ahah. Inutile dirlo, ci siamo sfondati di guacamole con nachos e ovviamente ceviche di gamberi.
Dopo esserci rifocillati ci dirigiamo all’appartamento per lasciare le nostre valigie.
Facciamo una toccata a punta Sur per concludere l’esplorazione del giro, scroccando sia all’andata che al ritorno un passaggio in autostop da dei simpatici turisti americani e messicani, su uno dei classici golf cart che popolano il traffico isolano.
Ci sono diverse statuette e un parchetto a pagamento che secondo noi non è valsa la pena di pagare per la visita, non c’è niente di fatto. Ma gli scorci sul mare cristallino meritano davvero una rapida tappa.
Terminiamo il pomeriggio ritrovando sulla spiaggia a punta Norde (dove andare per bagni e tramonto) alcuni dei nostri amici del matrimonio, anche loro a Isla Mujeres quei giorni. Birretta e tramonto ormai classica combo, un bagnetto rigenerante e poi andiamo a cena tutti insieme.
Ci svegliamo presto per raggiungere la marina con i nostri bagagli. Alle 10 e 30 ci aspettava il nostro Jesus, la guida che ci avrebbe accompagnato nel tour di snorkeling. Il nostro tour includeva tutti gli spot più rinomati: El farito, Manchones Reef e il museo Subacqueo per concludere con un lauto pranzo a scelta tra pesce alla griglia, pollo e l’opzione vegetariana. Dalla fame che avevamo, siamo riusciti ad assaggiare sia il pesce che il pollo!
Inutile nascondere che l’hype era a mille soprattutto per Reb che poteva “tornare” a fare il bagno. Un sacco di pesci, una tartaruga, stingrays e pure l’apparizione di un aquila di mare! Bellissimo! Pure Reb si è esaltata per il suo primo incontro con l’aquila di mare che è apparsa a distanza nel blu dell’oceano per una manciata di secondi.
Rientriamo alla marina nel primo pomeriggio.
Il nostro volo era alle 21 da Cancun e decidiamo di rimanere in spiaggia per un ultimo bagno prima di recarci al battello.
Ci siamo imbarcati ancora salati dal mare stupendo che abbiamo trovato a Isla Mujeres, quasi per non toglierci di dosso gli ultimi momenti di questo fantastico viaggio. Non giudicateci ma abbiamo perfino declinato la proposta di due turisti francesi conosciuti durante l’escursione per una doccia nel loro appartamento prima del volo.
Il conto finale
Voli 950 €, alloggi 200 €, pullman a lunga percorrenza 200-220 €, traghetti 58 €, auto per un giorno 15 €, assicurazione 37 €, cena stellata da Los Danzantes 66 €, snorkeling 40 €. Cibo, altre attività ed extra non tracciati a parte. Totale circa 2.600 € a persona, quota matrimonio esclusa.
Questa volta una storia ce l’abbiamo.
Il giorno prima di Chichén Itzá Reb era stata punta sulla coscia, probabilmente durante una delle tappe precedenti. Dopo circa 24 ore la puntura ha iniziato a peggiorare e camminare faceva parecchio male. Appena presa la macchina a Mérida siamo andati in farmacia: avevo già provato una crema al cortisone, ma non era servita.
In farmacia ci hanno detto che serviva un consulto medico. Per puro caso eravamo finiti nella zona delle cliniche e, nonostante fossero circa le 8 del mattino, dopo qualche telefonata una dermatologa ci ha ricevuti quasi subito. Terapia: cinque giorni di antibiotico, crema, antistaminico e — la parte peggiore considerando il programma — niente mare e sole.
Il giorno dopo iniziavano Holbox e Isla Mujeres.
Avevamo fatto un’assicurazione di viaggio prima di partire e le spese sono state coperte, al netto della franchigia. Nota non irrilevante: nei nostri appunti abbiamo segnato che il solo antibiotico era costato circa €80.
Travel lesson: l’assicurazione è una di quelle spese che speri sempre di non usare. Questa volta ci è servita davvero.
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